Federer si confessa a GQ Magazine: ‘Io un privilegiato, giramondo’

Ecco l’intervista a cuore aperto di Federer che ha parlato della sua famiglia, degli inizi della carriera e delle sue prospettive.

Roger Federer sta attraversando un periodo davvero felice dal punto di vista agonistico, dopo i successi agli Australian Open e agli Indian Wells e il ritorno in grande stile tra i grandissimi della racchetta, dopo la scorsa stagione vissuta tra alti e bassi. Il settimanale GQ Magazine gli ha dedicato un servizio che lo ha battezzato come l’uomo più elegante del pianeta.

Nell’intervista rilasciata al magazine, il campione elvetico ha ripercorso le tappe principali della propria fortunata carriera, dal successo a Wimbledon del 2001 contro Sampras che lo ha proiettato verso l’elite del tennis mondiale: ‘Ho espresso il più alto livello possibile la prima volta che ho giocato sul Centre Court a Wimbledon. La prima e l’unica volta in cui ho affrontato Pete. Avevo 19 anni, e mi sono detto ‘oddio’. C’è molto di più rispetto ad allenarsi nella fredda Svizzera. È questo il vero tennis.Volevo tornare su quel campo un giorno, amavo affrontare i top players costantemente e preferivo giocare sui campi principali e non su quelli secondari. E tutto all’improvviso si sono spiegate alcune cose. Perché fai pesi. Perché corri. Perché arrivi presto in un torneo. Perché cerchi di dormire bene di notte. Ho iniziato a capire l’importanza di ogni singolo dettaglio perché è questo a fare la differenza’.

Girare il mondo è il vero privilegio di chi fa il mestiere del tennista, secondo Federer. Nonostante a casa lo aspettino la moglie e quattro figli, il tennista svizzero non è mai stanco di esprimere il suo tennis in ogni latitudine del globo terrestre: ‘Mettiamo caso che ho un torneo. Mi chiedo, quanto sono contento di lasciare casa? Perché sarebbe bello rimanerci. Ma sono felice lo stesso di fare le valigie e di varcare la porta di casa, poi metterle in macchina ed entrarci dentro, guardare casa e dire ok, andiamo. Sono contento in questo momento? O vorrei rimanerci più a lungo Ogni volta dico che sono contento di partire. Sto facendo ancora la cosa giusta nel mio cuore. È un test. Ho sentito giocatori dire la stessa cosa. Uno è andato all’aeroporto, si è guardato attorno e non riusciva a giocare il torneo perché voleva vedere la sua famiglia. Questo probabilmente coincide con la fine della carriera’.
Ma se non fosse diventato tennista come sarebbe cambiata la sua vita ? ‘Il tennis mi ha aperto gli orizzonti e per questo ne sono grato. Se non fossi stato un tennista, avrei probabilmente vissuto a Basilea a lavorare. Avrei avuto una visione delle cose più piccola’.

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