In preparazione un film su Big Bill Tilden
Il tennis non ha mai sfondato nel mondo del cinema. Ultimo tentativo in ordine di tempi “Wimbledon”, film del 2004 con Kirsten Dunst e Paul Bettany, che, pur se ben girato anche nelle parti tecniche (i due protagonisti si allenarono con Pat Cash), non ha dato una svolta in tal senso.
Chissà se potrebbe riuscirci un film su William Tatem Tilden, “Big Bill” Tilden, uno tra i più grandi, se non il più grande, tra i tennisti.
Il produttore Howard Baldwin ha infatti opzionato la sceneggiatura di “Big Bill”, scritta da Frank Deford e ispirata al suo romanzo “Big Bill: The Triunphus and the Tragedy”.
Ancora non si sa chi dovrà interpretare Tilden, di certo sarà un film biografico, incentrato sulla figura di un mito del tennis, di cui si narreranno fasti e tragedia, come recita il titolo del libro.
“Se il valore di un giocatore si misura col dominio e l’influenza che ha esercitato in uno sport, allora William Tatem “Big Bill” Tilden può essere considerato il più grande giocatore della storia del tennis”. Così recita la scheda che la Tennis Hall of Fame gli ha riservato.
Protagonista incontrastato dei campi negli anni venti, sei volte vincitore degli US Open (dal 1920 al 1925) e primo statunitense a vincere Wimbledon, Tilder vince 138 tornei su 192 fino al 1930, anno in cui diventa professionista, e guida la sua Nazionale in Coppa Davis, portando a casa sette vittorie consecutive.
I primi successi nello Slam arrivano tardi, a 27 anni, un’età che per alcuni può segnare la fine della carriera: tutto concorre a rendere straordinaria la carriera di “Big Bill”
Alto, dinoccolato, dal servizio potente, Tilder è un vero e proprio animatore dei campi, in grado di stregare il pubblico, convinto com’era che lo sport, il tennis nel suo caso, dovesse essere prima di tutto uno spettacolo per il pubblico pagante.
È un vero animale da palcoscenico, o almeno così lui si sente, tanto da tentare più volte di calcare le scene di Hollywood e Broadway, spendendo soldi ed energie in progetti teatrali e cinematografici fallimentari.
Il suo eclettismo lo spinge a giocare a bridge, a scrivere articoli sul tennis, sulla musica e soprattutto due opere fondanti del tennis: “The Art of Lawn Tennis” e “Match Play and the Spin of the Ball”, rimasto un classico nella bibliografia tennistica.
Amato dal pubblico, Tilder rimane un personaggio difficile da inquadrare: condannato due volte per molestie sessuali nel 1947 e nel 1949, dalle movenze effeminate, forte fumatore, morirà il 5 giugno 1953, solo e povero.
A più di cinquant’anni dalla scomparsa, potrebbe dunque realizzarsi il suo sogno: sfondare nel mondo dello spettacolo, lui che si definì “il peggior attore della storia del cinema”, ma che rimane il più grande tennista della storia.
l.c.


VENDO



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